Karl Brjullov

Karl Pavlovič Brjullov

(in russo: Карл Павлович Брюллов; San Pietroburgo, 12 dicembre 1799 – Manziana, 11 giugno 1852)

Nato a San Pietroburgo da una famiglia di origine francese, era fratello di Aleksandr, celebre architetto.

Nella città natale il Brjullov frequentò insieme al fratello l’Accademia di Belle Arti. Sia egli che il fratello uscirono dall’Accademia con ottimo profitto: Karl in particolare ottenne una medaglia d’oro e un attestato di primo grado per il dipinto L’apparizione di Dio ad Abramo alla quercia di Mambre, in aspetto di tre Angeli, soggetto noto alla tradizione iconografica medievale russa.

L’apparizione di Dio ad Abramo alla quercia di Mambre, in aspetto di tre Angel

Viaggiò molto in Germania, Francia, Portogallo, Grecia e Turchia.

Nel 1822 i due fratelli Brjullov partirono per l’Italia, ma una malattia costrinse Karl in Germania per alcuni mesi. Visitò le città ed i musei di Dresda e Monaco di Baviera. Giunto in Italia nel 1823, compì un lungo itinerario che toccò Venezia, Padova, Verona, Mantova, Bologna e Firenze. Giunto a Roma, si dedicò al suo primo lavoro, una copia fedele e a grandezza naturale della Scuola di Atene di Raffaello.

A Roma il Brjullov strinse inoltre amicizia con il pittore italiano Cherubino Cornienti, che ne ammirò il talento e trovò spesso ispirazione dalla pittura, in particolare per la tecnica del «non finito» e per le forti e drammatiche suggestioni luministiche, e ne portò in seguito avanti la «secessione» milanese degli anni quaranta.

La città di Roma era diventata dall’inizio degli anni trenta luogo di ritrovo, oltre che di molti pensionnaires, giovani artisti russi che, come i fratelli Brjullov, godevano di borse di studio per il perfezionamento all’estero, anche di numerosi rappresentanti dell’intelligencija russa, in cerca di un luogo di soggiorno dove coltivare il libero pensiero ostacolato in patria.

Nell’estate del 1827 il pittore si recò in Campania in compagnia del fratello Alexandr, della Samòjlova e del Demidov. Là, il gruppo ebbe modo di visitare gli scavi di Pompei e di Ercolano. Fu in quei luoghi che nacque l’idea per un nuovo dipinto, Gli ultimi giorni di Pompei: l’opera venne cominciata subito, ma fu portata a termine a Roma, dove il Brjullov era nel frattempo tornato e si era ormai stabilito, solo sei anni più tardi, nel 1833.

Gli ultimi giorni di Pompei (1827-1833)

Gli ultimi giorni di Pompei (1827-1833)

Il Pompei, una volta ultimato, riscosse a Roma uno straordinario successo, in seguito al quale intraprese con il suo autore una trionfale tournée con tappe a Milano, dove venne messo in mostra all’Accademia di Brera nel 1833, e a Parigi, dove venne esposto al Museo del Louvre, in occasione del Salon di quell’anno (1834). L’opera venne infine inviata in Russia, mentre il Brjullov nel 1835, dopo un breve ritorno a Milano, partì per un viaggio in Grecia e in Turchia al fine di eseguire disegni di paesaggi dei luoghi, che verranno pubblicati nel 1839-40, al suo ritorno a San Pietroburgo.

A Mosca conobbe Aleksandr Puškin, mentre a San Pietroburgo si dedicò ai bozzetti per le decorazioni della Cattedrale di Sant’Isacco, che tuttavia non riuscì mai a portare a termine. Nella città natale divenne inoltre professore all’Accademia di Belle Arti e si dedicò ai ritratti di molti personaggi dell’aristocrazia russa del tempo.

Nonostante la sua salute cominciasse a farsi cagionevole, nell’aprile del 1849 il Brjullov partì per degli ulteriori e impegnativi viaggi: in compagnia di alcuni allievi attraversò la Polonia, la Prussia, il Belgio, l’Inghilterra. Da lì, raggiunse il Portogallo e infine l’isola di Madera, sulla quale soggiornò qualche mese e dove all’ormai costante produzione ritrattistica si affiancò quella di paesaggi stilisticamente analoghi a quelli eseguiti anni prima in Grecia ed in Turchia. Infine, nel 1850 fu in Spagna.

Nonostante l’aggravarsi delle condizioni di salute, fece ritorno in Italia nel 1850. Divenne intimo della famiglia Tittoni, dei cui membri dipinse i ritratti e delle cui case di Roma e di Manziana divenne ospite fisso.

Le sue condizioni di salute tuttavia peggiorarono drasticamente. Il dottor De Masi, medico della famiglia Tittoni, diagnosticò poco prima della morte una «emorragia arteriosa» (aneurisma aortico); l’11 giugno del 1852 il Brjullov morì nel Palazzo Tittoni di Manziana, a soli cinquantatré anni.

La «pittura di genere» e il «genere italiano»

Se il Brjullov, come visto, ebbe un ruolo di primaria importanza nel mutamento degli stilemi storicistici, altrettanto innovativa fu la sua produzione con riferimento ad un altro filone ottocentesco, quello della «pittura di genere», la quale costituì la «seconda rivoluzione romantica», insieme a quella della pittura storica, fatta di una «pittura di costume», espressione di un «vero contemporaneo», e di cui gli interpreti più celebri furono i milanesi Giuseppe Molteni (con dipinti dapprima più scherzosi e in seguito di maggior impatto emotivo), Angelo Inganni e i fratelli Domenico e Gerolamo Induno.

Se questo filone venne consacrato da questi pittori milanesi a partire dalla seconda metà degli anni trenta, fu comunque innovativa l’attenzione del Brjullov ad aspetti della realtà ad esso assimilabili già a partire dal decennio precedente.

In particolare, soggetti ricorrenti della produzione del Brjullov di quegli anni sono quelli che danno vita al cosiddetto «genere italiano»: si tratta di scene idealizzate, dove le figure umane, di solito femminili, sono di una bellezza piacente e generosa, «immerse nella luce solare riflessa nell’acqua o filtrata dal verde delle foglie». I soggetti agresti e idilliaci e i colori pieni e caldi mostrano «un’Italia seducente, rivestita di tutti i colori dell’arcobaleno di un carnevale italiano».

Fra le numerose opere di questo tipo, è rimasto particolarmente celebre una sorta di «trittico» degli anni venti, costituito dal Mattino italiano (1823), dalla Fanciulla che coglie l’uva nei dintorni di Napoli (eseguito durante il soggiorno campano dell’estate del 1827) e dal Meriggio italiano del 1828, a pendant rispetto al Mattino.

Mattino italiano (1823) Fanciulla che coglie l’uva nei dintorni di Napoli (1827) Mezzogiorno italiano (1828)

Mentre le due ultime opere sono oggi collocate al Museo russo di san Pietroburgo, il Mattino italiano è ora conservato al Kunsthalle di Kiel.

Quest’ultimo in particolare, considerato il meglio riuscito ed anche il più celebre dei tre, tanto che il pittore lo chiamava «la mia creatura» è uno dei primi dipinti del Brjullov, eseguito nel 1823 con uno stile ancora giovanile. Il quadro venne inviato a San Pietroburgo ed esposto ad una mostra d’arte nel 1825. Successivamente fu donato a Nicola I, il quale si racconta che lo avesse sistemato nel suo studio e che lì usasse contemplarlo a lungo.

Altre opere che presentano le medesime tematiche sono il doppio Appuntamento interrotto, la Donna che manda un bacio, la Famiglia italiana in attesa di un bimbo, la Donna italiana alla finestra col figlio e la Donna italiana che accende una lampada davanti alla Madonna.

Fonte

 

 

 

 


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